Marco Amelia e Antonio Filippini (Foto Novi)
Marco Amelia e Antonio Filippini (Foto Novi)

Livorno, 7 maggio 2021 - Voleva essere un semplice saluto alla piazza, ma la conferenza di Marco Amelia si è trasformata in molto più di questo.

Cosa le ha lasciato dentro questa esperienza?
"Devo dire che mi ha aiutato a crescere tanto. Ho iniziato da poco a fare questo ruolo e averlo fatto per 60 giorni in un ambiente nel quale sono completamente coinvolto emotivamente, ti dà tanto. C’è amarezza per il finale, perché poi la differenza è stata la partita di domenica, con i nostri gol sbagliati e il loro fatto. Se avessimo vinto, avremmo avuto un entusiasmo pazzesco per salvarci ai playout. Credo sia mancata la personalità intesa come fiducia nel prendersi delle responsabilità di gioco che avevamo preparato. La mia sensazione è stata confermata: abbiamo avuto possesso palla senza avere la giusta velocità di attaccare. Dovevamo osare anche rischiando, ci avrebbe fatto alzare la percentuale di vittoria. Fosse entrato il tiro di Mazzarani, o il colpo di testa di Dubi, o avessimo attaccato la porta sui cross di Parisi, parleremmo di un’altra partita. Forse l’importanza della gara ha pesato un po’ e ci ha fatto fare errori tecnici e giocare in lentezza, abbassando la possibilità di vincere".

Come si può ripartire?
"Serve una visione comune, da chi gestisce il club alla tifoseria, un’unità di intenti che è sempre stata la forza di questa piazza, che crea le condizioni di fare bene. C’è stato un distacco tra tutte le componenti che ha portato a questo. Da gennaio le condizioni per lavorare bene ci sono state, ma quello che è successo prima ha condizionato. La salvezza avrebbe permesso di fare chiarezza su come ripartire l’anno prossimo. Credo che comunque ci sia la possibilità di ripartire tra i professionisti: nel pagamento degli stipendi siamo in regola, mentre tante altre non lo sono. Serve far ripartire il Livorno dalla C, ma prima si deve far chiarezza tra le componenti".

Unità con Spinelli, un binomio impossibile.
"Da anni la piazza è contro Spinelli, però credo che anche lui sappia che questa è la condizione per ripartire. Per questo vanno fatte certe considerazioni, sono convinto che sotto la cenere ci sia del fuoco per ridare slancio al futuro del club. Quando da ragazzino scelsi Livorno pur sapendo che avevo poche chance, lo feci per lo stadio: avevo anche altre due squadre, ma accettai per la tifoseria. Vanno rimesse a posto le cose, a partire dai sei soci: già ci fosse stata una visione unica sarebbe stato diverso. Se si deve ripartire con i soliti problemi, meglio allora non ripartire".

Ha sentito qualcuno?
"Aimo ed Heller. Ci sentiremo quotidianamente per capire quale sia il futuro del club. Va riprogrammato tutto, ma non spetta a me: aspetto con ansia di sapere come andrà a finire con i soci e con il più importante, il presidente Spinelli, che non ho mai sentito in questi due mesi. Livorno è una piazza di prima fascia nel calcio italiano per tifoseria e storia, per questo serve far chiarezza da parte di chi è responsabile del club".

Igor Vanni