VALERIE PIZZERA
Cronaca

Il “Castagnacciaio” di Portoferraio è in vendita. All’isola d’Elba si chiude un’epoca / Foto e video

Antonio, Beppe e Vincenzo vanno in pensione: “A chi lasceremo? Non lo sappiamo. Ma questo mestiere va fatto soltanto se piace davvero”

I fratelli Antonio, Beppe e Vincenzo: il "Castagnacciaio" di Portoferraio... sono loro (foto di Valerie Pizzera)

I fratelli Antonio, Beppe e Vincenzo: il "Castagnacciaio" di Portoferraio... sono loro (foto di Valerie Pizzera)

Portoferraio (Isola d’Elba, Livorno), 2 agosto 2023 – C'era una volta Portoferraio. Quando Commette Donati lavava i panni in casa e i su' figlioli Marcello e Gaetano avevano uno la fiaschetteria e l'altro la lavanderia Sole. Quando in piazza trovavi Teodolindo, Luciano il Conte, Bacocco il polpaio, Marcheschi il bombolaio, Pieri il cartolaio, Magnoni il gioielliere. Quando i giornalisti Leonida Foresi, Aulo Gasparri e Fortunato Colella usavano il bar Roma come redazione e alle elementari del Grigolo c'era il dottor Bandi che faceva le visite mediche ai bimbi, con la foto del nonno garibaldino appesa al muro tra le spade incrociate.

Di tutti questi personaggi e delle loro colorite gesta restano solo i ricordi. E un baluardo. I tre fratelli del Castagnacciaio. Quelli della pizza, della torta (di ceci) e del castagnaccio, conosciuti in tutta l'Elba e oltre.

Il video

Chiunque ci fosse stato almeno una volta, si ricordava di quell'ingresso angusto e buio nel vicolo davanti al Comune. Un antro che tuttavia brillava di luce propria. Non ci crederete ma è rimasto tale e quale. Come se il tempo avesse deciso di concedersi un lusso e si fosse infrattato tra le vecchie foto appese al muro, tra le panche di legno, tra le teglie per la pizza e la torta e i bicchieri stretti per la spuma. Anche la carta per incartare la pizza è sempre la solita.

“La vita è una sola”

Eppure il tempo è passato. I tre adolescenti ora vanno in pensione. Dopo cinquant'anni di lavoro anche loro, un po' a malincuore, hanno deciso di mettere l'attività in vendita. Si chiude un'epoca.

Giuseppe, Antonio e Vincenzo, (70, 67 e 62 anni), i fratelli Mangino, sono riuniti qui di fronte a noi per questa intervista tripla.

A cosa è dovuto il successo del Castagnacciaio?

"Ci sono 3 fattori fondamentali: primo usare materie prime eccellenti, secondo saperle lavorare a mano e terzo la serietà nel tempo”.

Le foto

Come avete cominciato?

"Nel 1966 Giuseppe detto Beppe, il più vecchio di noi, è venuto a 14 anni da Fucecchio come dipendente dell'antico proprietario del Castagnacciaio. Poi a seguire siamo venuti anche noi. Il nome però gli si è dato dopo quando lo abbiamo rilevato nel 1981”.

Avete dei ruoli diversi?

“Inizialmente si, poi negli anni siamo diventati interscambiabili Nel corso del tempo avete creato un brand, da voi sono passati anche molti vip".

Come avete fatto?

"È merito dei nostri genitori. Il nostro grande babbo, ma anche mamma, ci hanno insegnato a essere gentiluomini. A non perdere mai la cortesia e la gentilezza. Abbiamo avuto tanti clienti famosi: Michele Alboreto, Biagio Antonacci, Ray Lovelock, Tullio Solenghi, Jacques Mayol, Giovanni Soldini, Gabriele Salvatores e molti altri. Abbiamo creato un brand, mantenendo la qualità sempre uguale”.

Adesso che ve ne andate cosa consigliate ai vostri successori?

"Fatelo solo se vi piace davvero. Questo non è un negozio di scarpe che apri la porta e ti metti a vendere. Il lavoro è faticoso e richiede costanza e applicazione seria. Ci sono ore di preparazione dietro. Il forno emana tanto calore e ci devi stare delle ore, i clienti non apre sono affabili e tranquilli. Insomma, le variabili da gestore sono tante”.

di Valerie Pizzera