Livorno, 24 marzo 2019 - E’ giusto fermarsi a riflettere sulla scelta di Lorenzo Orsetti, il giovane fiorentino ‘partigiano’ del duemila, andato a combattere per la libertà dei curdi, le cui milizie sono state determinanti nello sconfiggere l’Isis a Kobane, la città liberata dall’oppressione del Califfato, che ha segnato l’inizio della fine di uno Stato islamico crudele. Lorenzo Orsetti è stato ucciso dall’Isis combattendo nelle fila delle milizie dell’Ypg.

Non lo conoscevamo ma ci piace ricordarlo come hanno fatto i suoi amici: “Ciao Orso, partigiano senza confini”. Sul chi era Lorenzo basta la fierezza nelle parole del padre: “Lorenzo non si accontentava delle vie di mezzo, dei compromessi e delle banalità. Ha fatto una scelta coraggiosa, qualcuno può non condividere, ma era una scelta libera”. E la dolcezza della madre: “Ci lascia la sua voglia di aiutare i più deboli”. In sua memoria si terrà a Firenze una manifestazione il 31 marzo. Crediamo che sia giusto ricordare questo nostro giovane fiorentino per testimoniare il suo consapevole sacrificio per l’affermazione di una democrazia dei diritti umani.

Non condividiamo, invece, che attorno a questa vicenda dolorosa si sia già formato un cordone che ha solo certezze e nessun dubbio. Non è il momento, così d’impeto, di assegnare ‘medaglie’ perché è l’ora del raccoglimento e di accoglierlo. Per rispetto della famiglia e della vita che lui aveva scelto di vivere. Il dolore ha bisogno dei suoi tempi, si deve sedimentare, richiede riflessione. Firenze, ricordiamocelo, ha negato per anni a Oriana Fallaci una strada e solo dopo battaglie e proteste le sono stati intitolati un giardino e una fermata della tramvia. Non le è stato assegnato nessun Fiorino d’oro, massima riconoscenza fiorentina; per anni la cultura di sinistra l’ha dipinta come ‘nemico’ anche se lei combatteva gli estremismi.

Riflettiamo e pensiamo a come ricordare adeguatamente Lorenzo. Forse iniziando a ricordare, specialmente alle nuove generazioni, che ci sono popoli in lotta per la propria terra e la propria libertà, come i curdi. E forse anche ‘Orso’ sarebbe più contento.